martedì 1 aprile 2014

Il frutto proibito...



...ovvero quando il food diventa comfort

Ed eccoci ancora qui per un nuovo appuntamento con la rubrica "Counseling a tavola", dedicata agli articoli a cura della nostra counselor Chiara Marturano. A lei, dunque la parola.

Per me andare a fare la spesa è un vero antistress: mi perdo tra gli scaffali di supermercati e di negozietti del centro tra colori, novità, profumi di spezie e chiacchiere dal droghiere. E’ il mio modo per coccolarmi. Uno dei tanti. Ho provato a farne una lista e mi sono resa conto che vi rientrano anche alcune abitudini quotidiane: la preparazione della colazione, la passeggiata fino in ufficio, la spesa e così via. E poi c’è il cibo: gioia e dolore, coccola e tormento. Le patatine fritte (possibilmente a spicchi grossi..sono più carnose, quando mia madre le preparava era un evento eccezionale), il ciambellone bicolore, la salvia del pranzo della domenica, le polpette.

Ciascuno di noi ha la sua lista di cibi coccola. C’è la cioccolata, per molti e non per tutti, e di tutti i gusti: chi ama il fondente e odia quello al latte perché “non è vera cioccolata”, i tifosi del cioccolato bianco, dei pralinati, della cioccolata calda e del piumone. La cioccolata ha delle proprietà che stimolano la produzione di endorfine…lo stesso succede quando si va a correre ma mangiare cioccolata sul divano e correre con 10 gradi sono due cose un tantino diverse. Ci sono, poi, gli amanti del salato: pane burro e acciughe, pizzi fritti, l’hamburger con le patatine (ma solo se proveniente dal fast food). Alimenti che vengono definiti comfort food. Ovvero quei cibi che ci prepariamo o andiamo a comprare per viziarci, consolarci, confortarci o premiarci. Cibi che ci ricordano la nostra infanzia, dei momenti particolarmente positivi, delle situazioni speciali, delle persone, delle relazioni. Certi cibi hanno un profumo, un sapore, dei colori che ci riportano indietro, danno il senso di casa, riempiono la pancia e il cuore. Sono dolci o salati, sono quelli che chi si prendeva cura di noi ci preparava dopo un brutto voto, o di ritorno da scuola, o nei giorni di festa. E i cui profumi invadevano i nostri sogni la domenica mattina. Per alcuni sono i primi alimenti che ha iniziato a preparasi da solo o a conosciuto durante un viaggio. Vero e proprio cibo per l’anima.

A volte non è solo il cibo a coccolarci. A volte è il posto dove lo mangiamo, il chi lo prepara, il momento, la giornata.

Capita di prepararsi quelle leccornie un po’ troppo spesso, o proprio quando siamo a dieta. Mangiarli diventa un vero peccato di gola, e conditi con il senso di colpa non ne traiamo beneficio. Perdono così la loro funzione primaria e il motivo per cui ce lo siamo preparati. O peggio. Rinunciamo a quello optando per un sostituto, magari anche meno calorico, ma che non ci soddisfa. E finiamo per recuperare la differenza energetica mangiandone in quantità o mangiando prima la barretta e poi cedendo alla tentazione.

Compito a casa: provate a preparare il vostro comfort food in modo davvero consapevole, per gustarvelo appieno.

Create una sorta di vero e proprio appuntamento speciale. Preparate con cura la postazione dove andrete ad assaporarlo e, se previsto, anche l’abbigliamento migliore per accoglierlo (vanno bene anche i pigiamoni di lana, sospendiamo il giudizio). Preparatelo con estrema cura. Abbassate suonerie di telefoni e cellulari. Spegnete la tv. Chiudete la porta. Sentitene il profumo e provate a pensare a cosa e dove vi riporta. Quali sensazioni corporee, quali sentimenti affiorano. Osservatelo e nutritevi di quei colori. Non affrettatevi nell’assaggio. Godete dei vostri sensi e di ciò che quel piccolo frutto proibito evoca. Quando sarete pronti partite con il primo morso o la prima cucchiaiata. Quali sapori si sprigionano? Alcuni di voi si sentiranno sazi già a questo punto, per altri ci vorrà un altro assaggio, per altri ancora sarà necessario terminare il piatto. Come è stato questo incontro?

Abbiamo pensato di coinvolgervi ancora più attivamente! Mandateci il racconto di questo appuntamento con il vostro cibo coccola. Ne sceglieremo uno che verrà pubblicato come prossimo articolo! Scatenatevi! E buon appuntamento!

venerdì 28 marzo 2014

Storia di una Pancia veg, capitolo terzo: Il travaglio ed il parto

LuciaTea©ricetteveg.com

Alle 19:57 del 27.01.2014 nasce Lucia Tea, ovvero [ex]Pancia, con i suoi paffutissimi 3,4 kg ed i suoi lunghissimi 53 cm: amore a prima vista.
Lucy, che ha compiuto due mesi proprio ieri sera, in questo momento sta dormendo avvolta dal suo cuscino in pula di farro in mezzo al lettone di mamma e babbo, dopo aver sbafato tutte e due le tette, quindi ne approfittiamo per aggiornare i precedenti capitoli della nostra avventura e le numerose questioni che si sono ancora sommate lungo la strada. Quindi eccoci qui, tra una poppata ed un pannolino, per scrivere un nuovo post della nostra incostante e saltuaria rubrica "[ECO]pensieri ai fornelli: riflessioni sul pane quotidiano", anche questa volta dedicata all'avventura di... [ex]Pancia! Cominci dunque il terzo capitolo di "Storia di una pancia veg": travaglio e parto.


Il travaglio ed il parto

Anzitutto fatemelo dire: partorire è un'esperienza davvero unica e speciale! Detto questo, come vi raccontavo già nel precedente capitolo, per il momento "x" vi consiglio prima di tutto di scrivere un "Piano del parto", ovvero un documento dove esprimere le proprie posizioni e le proprie aspettative riguardanti il grande giorno: noi lo abbiamo fatto ed è stato davvero utile! Non sempre, infatti, nella concitazione di quegli istanti è facile far valere le proprie posizioni: avere un piano scritto aiuta noi e chi ci sta assistendo a vivere il momento con maggior serenità. Insomma, così è comiciato tutto: da quello che ci aspettavamo! Altro grande aiuto per vivere questo momento con un punto di vista differente è stata la visione del documentario Orgasmic Birth, che consigliamo a tutti!
Per prima cosa, dunque, il travaglio prolungato in casa.
Poter affrontare il travaglio in intimità, secondo i nostri ritmi, le nostre esigenze, dedicando tempo alle coccole, ascoltando musica, facendo docce calde e smangiucchiando ogni tanto, è stato fondamentale: per la serie "come arrivare a sei cm di dilatazione senza accorgersene neppure" :)
Già la domenica pomeriggio precedente al grande giorno, dopo innumerevoli false partenze ripetutesi nell'arco di tutto l'ultimo mese, per quasi tre ore avevamo pensato fosse ormai giunto il momento, tutto era pronto, le contrazioni avevano preso ritmo e sembrava davvero l'ora, ma la sera abbiamo dovuto ricrederci davanti ad una pizza ed una birra per cena... Il lunedì, però, alle dieci del mattino mi alzo dal letto con un dolorino alla pancia costante ed una sensazione di stranezza particolare: eccoci, questa volta ci siamo davvero!
Io e BabboF. non ci curiamo troppo dei piccoli dolori che si stanno facendo avanti, con calma - infatti - decidiamo di fare colazione, ma... ma quando una Pancia decide, decide!
E così inizia la nostra avventura.
Le contrazioni sono state insistenti fin da subito, hanno iniziato con intervalli di sette/otto minuti per arrivare ad un ritmo di cinque minuti dopo solo un paio di ore (le abbiamo scritte tutte su un diario, ogni tanto rileggere è davvero emozionante!). Nel mentre, però, noi ci siamo presi tutto il tempo necessario per stare sotto la doccia calda sorseggiando caffè amaro, per dondolare sulla palla fitness, per accostare le persiane, accendere le candele profumte e coccolarci in penombra nonostante non fossero ancora le undici del mattino. Senza paura e con tanta pazienza e voglia di essere felici e sereni. Dopo circa quattro ore il ritmo delle contrazioni si è fatto costante e bello ristretto, così - appena dopo l'ora di pranzo - ci simo diretti verso il Gaslini (tipo a 100mt da casa nostra, per dira tutta eheh): inutile dire che ho dovuto ripetere circa venti volte le varie istruzioni per il trasferimento (borse, borsette, cartelle cliniche ecc) scandendo le parole tipo spelling... BabboF. era in preda all'ansia più sincera e divertente mai vista :)
Giunti in ospedale l'osterica ed il ginecologo di turno ci hanno fatto i complimenti per la dilatazione e ci hanno spedito in sala travaglio/parto... ho voluto camminare, "quale sedia a rotelle, son mica malata" ho detto, così nel mezzo del corridoio ad un certo punto ho creato la fila: me ne sono stata un po' accovacciata dondolando e facendo "oooohhhhmmm" e dietro i dottori "brava signora brava, che tra poco partorsice!". E così, o quasi, è stato.
Il secondo step, il travaglio in ospedale.
Dopo aver intasato il corridoio delle sale parto con la mia performance a terra, siamo arrivati nella nostra stanza travaglio/parto: avremmo voluto la stanza con la vasca per partorire in acqua, ahimé però i filtri nuovi non erano arrivati, così ci siamo dovuti accontentare di una stanza normale.
Ad accoglierci un'ostetrica molto carina, OstetricaE., che ha subito messo in pratica tutte le nostre richieste riportate sul "Piano del parto", prima di tutto la tranquillità: uscita, chiusa la porta e... " e ci vediamo se avete bisogno, adesso state nella vostra intimità."
Così è stato, dalle 13 sino alle 16:30 nessuno ci ha disturbati, ogni tanto OstetricaE. ha bussato alla porta chiedendo di potermi visitare, noi nel frattempo ce ne siamo stati tranquilli con le tapparelle abbassate e la musica in sottofondo. Ad una richiesta di visita ginecologica ho risposto "no, non me la sento ora" ed OstetricaE. non ha fatto altro che chiedermi di poter guardare senza toccare, così è stato, senza crearmi disturbo.
Il terzo step, la dilatazione.
Giunta a circa otto centimetri di dilatazione, però, il mio travaglio non ha più voluto saperne di continuare in modo regolare, si è piantato fermo fermo per più di due ore. Le contrazioni sempre intense e regolari, ma la dilatazione ferma come un mulo incarognito che non ne vuol sapere di proseguire. E qui, ahimé scattano le linee guida dell'OMS.
Dopo due ore di travaglio fermo e bambino già basso, gli operatori sanitari debbono intervenire "spingendo" le contrazioni per evitare sofferenza fetale: ossitocina sintetica insomma, questa brutta bestia.
Decidono quindi di somministrarmi ossitocina per poter guadagnare i due centimetri di dilatazione mancante, e - causa poca professionalità (nonché la totale mancanza di tatto) del ginecologo di turno - lo fanno senza che l'anestesista abbia il tempo di aiutarmi. Sì perché OstetricaE. mi suggerisce di farmi dare una mano con un po' di analgesia, che l'ossitocina è dura da sopportare, ma il ginecologo pensa bene di farmi la flebo senza dare il tempo all'anesteista di arrivare per darmi una mano. Risultato: un'ora di dolori lancinanti, cosa dell'altro mondo, innaturale, devastante, orribile.
Passa questa interminale ora, ora ed un quarto per la precisione, in cui bestemmio tutti gli dei dell'olimpo e maledico il ginecologo di turno, finché lo stesso si presenta in stanza e decide di visitarmi (con un fare che nulla a che vedere col tatto e l'umanita dell'OstetricaE. ovviamente): sdraiata, in preda alle contrazioni dell'ossitocina, il signor medico qui pretende che io spinga.

Il quarto step, la guerra fredda in sala parto. 
Momento di crisi che neppure tra Kennedy e Chruščëv son mai volati sguardi tanto taglienti come quelli tra me ed il ginecolo in questione. Io divento una iena, lui pretende di dirmi cosa fare, come e quando. Non solo, dice anche che se non sono collaborativa e non spingo, lui la bimba mica me la può levare dalla pancia e, quindi, pretende pure che decida alla svelta se voglio fare un cesareo. Un cesareo?!? E perché mai di grazia? Forse perché tra meno di due ore ti finisce il turno e tu non vuoi rischiare di trovarti in mezzo ad una possibile complicazione che ti tenga in ospedale più del dovuto? Forse, mio caro dottore, non hai capito che sono io quella che partorisce e tu quello che deve essere collaborativo. Intesi? In aria volano coltelli.
Sono spaventata, confusa, non capisco cosa sta succedendo.
Per fortuna - però - c'è
l'OstetricaE. che, maga della diplomazia, accompagna con gran classe l'assai piccato ginecologo fuori dalla nostra stanza, chiude la porta e mi chiede il cellulare "Chiamiamo DottorD.", ovvero il nostro ginecologo. Nel frattempo il ginecologo maledetto si dilegua: mai più visto. Sarà stato contento di non aver rischiato il suo adorato smonto.
L'OstetricaE., dunque, dopo aver spiegato per telefono all'amoco DottorD. cosa sta accadendo e dopo essersi accertata che sarebbe arrivato da li a poco, con gentilezza e fare rassicurante mi accompagna in bagno e mi dice di fingere di fare la cacca... sìsì proprio così :) Io eseguo senza pensarci troppo, la cosa mi diverte e mi distrae dalla tensione accumulata!
In stanza, in pochi minuti, è tornata l'allegria e la rilassatezza, dopo una breve pausa sul water ed una sosta sulla poltrona ostetrica, sono pronta per cercare una posizione più comoda: mi metto sul lettino, piegato come una poltrona perché sembra proprio che il momento sia imminente!
Da li a breve, poi, il nostro DottorD. (nel suo giorno di riposo poveraccio!) è ai piedi del lettino, vicino all'OstetricaE., e sorridente mi dice "dai che ci siamo": meno di quaranta minuti dopo LuciaTea è tra le nostre braccia, alla faccia del cesareo perché "lei non è collaborativa". 
BabboF. ed io siamo al settimo cielo, alle 19:57 tutto è finito nei migliori dei modi.


Nei prossimi giorni il quarto capitolo dedicato al post parto tra allattamento, ragadi e baby-blues ;)

giovedì 13 febbraio 2014

L'Amore è servito!

img by iglamlife.com

1. ANTIPASTO | CESTINI DI BROCCOLO E CIPOLLA, CON ZAFFERANO
[Il broccolo] Le crucifere sono tra gli alleati più preziosi per la nostra salute, e non solo... i semi dei broccoli, per esempio, in tempi remoti erano ritenuti dei forti stimolanti per aumentare la virilità!
Nel Medioevo, insieme a diversi altri alimenti, broccoli & Co. furono vietati agli ordini monastici perché ritenuti troppo rinvogorenti, perciò attentatori alla continenza!
[La cipolla] Aglio e cipolla sono i più popolari cibi afrodisiaci conosciuti al mondo: tutto nasce dal profumo che la nostra pelle emanebbe nel caso di un moderato uso in cucina... Ovidio consigliava agli amanti insalata di aglio e cipolle! Mentre Galeno definì l’aglio “eccitante per Venere”!!!
[Lo zafferano] Secondo la leggenda greca, Zeus - re dell’Olimpo e  padre di tutti gli Dei - giaceva su un letto di zafferano con le sue amanti per aumentare le sensazioni e la sua potenza... Antidepressivo naturale, lo zafferano punta dritto alla nostra libido!

Ingredienti [x2]
100 gr di farina integrale
1 cipolla
1 broccolo
1 pizzico di zafferano
sale e pepe q.b.
olio evo q.b.
acqua q.b.
Anzitutto impastare la farina integrale con circa 50ml di olio, un pizzico di sale e 25ml di acqua. Ottenere un impasto omogeneo e lasciar riposare 15min al fresco. Passato il quarto d’ora stendere la pasta, senza lavorarla troppo, e far riposare nuovamente. Riservare.
Nel frattempo tritare molto finemente il broccolo e la cipolla, ben lavati in precedenza, quindi saltarli in padella con un filo di olio evo. Lasciar imbiondire e aggiungere un poco di acqua, quindi terminare la cottura. Quasi al termine aggiungere lo zafferano e mantecare con un filo di olio a crudo. Aggiustare di sale e pepe.
Ora, con la sfoglia stesa e riservata, rivestire esternamente degli stampini in alluminio ben unti, quindi infornare a 180° per una ventina di minuti, e comunque sino a che la pasta non riculti ben dorata. Pronti i cestini, sformarli dagli stampi, e riempirli con il composto di broccolo, spolverare con un pizzico di polvere di zafferano ed una presa di pepe. Servire tiepido.


2. PRIMO| CUORICINI INTEGRALI CON ZUCCA, NOCE MOSCATA E SANTOREGGIA
[La zucca] Secondo uno studio della Smell & Taste Treatment and Research Foundation di Chicago, l’odore di zucca potrebbe risultare... eccitante! Le donne degli indiani Cherokee e Seneca furono le prime a scoprire le sue virtù afrodisiache:potremmo mai noi essere da meno?
[La noce moscata] Usata con parsimonia, questa spezia risveglia e migliora la libido, parola di medicina tradizionale cinese! La noce moscata, infatti, contiene un olio essenziale eccitante la cui componente principale è la miristicina, una sostanza tanto in voga negli anni ‘70...
[La santoreggia] La Santoreggia, conosciuta dagli antichi romani col nome di Satureia per il riferimento ai viziosi satiri, è la pianta che si dice avvolgesse, insieme all’edera, il tirso di Dioniso. Le Baccanti, prima di abbandonarsi alle loro danze selvagge ed estatiche, si colpivano reciprocamente con il tirso di santoreggia perché in grado di provocare quella gioiosa ebbrezza considerata una possessione divina...

Ingredienti [x2]
200gr di farina integrale
1 spicchio d’aglio
1 pezzo di zucca
1 pizzico di noce moscata
1 presa di santoreggia esiccata
3 mestoli di brodo vegetale
sale e pepe q.b.
olio evo q.b.
acqua q.b.
stampi a cuore per biscotti

Anzitutto setacciare la farina, disporla su di un piano a fontana, quindi impastarla con acqua, sale e noce moscata, fino ad ottenere un impasto compatto ed elastico. Far riposare in un recipiente per almeno una mezz’ora, coprendo con un panno. Nel frattempo lavare e tagliare la zucca a piccoli pezzetti, quindi saltarli in padella con un filo di olio, l’aglio tritato e la santoreggia. Bagnare col brodo e lasciar cuocere per una ventina di minuti. Riservare. Passato il tempo necessario alla pasta per riposare, reimpastarla e stenderla in una sfoglia non troppo sottile, quindi copparla con gli stampini. Cuocere ora i cuoricini di pasta fresca in acqua bollente e salata per circa 8-10 minuti, dopodiché scolare e passare in padella con il condimento. Servire con un pizzico di santoreggia, una presa di pepe ed un filo d’olio a crudo.


3. SECONDO & CONTORNO | TIMBALLO DI AVOCADO CON POLENTA E SEDANO

[L’avocado] Si tratta di un frutto delizioso con una forma ed una consistenza decisamente sensuali: gli Aztechi, per esempio, lo chiamavano con un nome decisamente anatomico... sarà perché, essendo assai ricco di vitamina B6, è in grado di aumenta la produzione di ormoni maschili?!? segue>>

[La polenta] Il mais essendo privo di triptofano, precursore della serotonina, sostanza inibitrice della sessualità e dunque nemica dell’eros, ne abbassa il livello nell’organismo, dando più spazio alla dopamina... l’avreste mai detto?
[Il sedano] Ortaggio dalle forme evocative, che contiene ormoni steroidei simili ai feromoni, in tempi passati era messo sulla testiera del talamo nuziale per aumentare la fertilità... All’inizio dell’Ottocento il famoso gastronomo Grimod de la Reynière scriveva:
“Pur perdendo, quanto è cotto, una parte delle sue qualità, non si può tuttavia nascondere che il sedano sia una pianta ricca di aromi: corroborante, stimolante, eccitante e di conseguenza fortemente afrodisiaca.”

Ingredienti [x2]
200 gr di farina di mais per polenta
1 avocado maturio (in Italia sono coltivati in Sicilia)
1/2 cipolla rossa
1/2 limone
arachidi q.b.
sale e pepe q.b.
acqua q.b.
olio evo q.b.

Anzitutto preparare una polenta ben soda, secondo ricetta tradizonale, quindi stenderla in uno strato di circamezzo centimetro e lasciarla raffreddare. Pulire poi le coste di sedano e tagliarle a bastoncini, quindi riservare. Nel frattempo sbucciare un avocado, eliminarne il nocciolo, e tritare la polpa grossolanamente spruzzandola con il succo di mezzo limone, quindi regolare di sale e pepe. Aggiungere ora all’avocado la cipolla rossa tritata, un ciuffo di prezzemolo tritato finemente ed un pezzetto di peperoncino piccante sempre ben tritato. Chiudere un un giro di olio evo e riaggiustare di sale e pepe se necessaio Sformare ora la polenta, copparla in dischi con un coppa pasta e passarla al grill per circa 5 minuti, comunque finché non risulti dorata, quindi impiattare con un disco di polenta condito con la a crema di avocado e servito con qualche bastonciono di sedano. Finire con un giro di evo ed in pizzico di sale integrale.


4. DESSERT | MUFFIN AL CIOCCOLATO PICCANTI CON ANICE E PEPE

[Il cacao] Chiamato dagli Aztechi “Cibo degli Dei”, il cacao contiene feniletilamina, sostanza benefica e stabilizzante sull’umore, e teobromina, sostanza stimolante. Secondo una leggenda il dio azteco Quetzalcoatl utilizzava il cacao per sostenersi durante i suoi “convegni” amorosi con centinaia di fanciulle...
[L’anice] Per Greci ed antichi Romani aveva speciali poteri sensuali... si dice che tenendone in bocca un paio di semi, questi rilascino sostanze in grado di aumentare la libido!
[Pepe e peperoncino] Il consumo di pepe nero e peperoncino, ingredienti vasodilatatori, può favorire il rilascio di endorfine... quelle sostanze prodotte dal cervello che ci possono regalare una spinta in più per un piacevole senso di benessere!

Ingredienti [x2]
200 gr di farina integrale
80gr di zucchero di canna integrale
50 gr di cioccolato fondente sciolto a bagnomaria
50ml circa di latte vegetale
2 cucchiai di cacao amaro
3 semi di anice tritati
1 pezzetto di peperoncino tritato
1 bustna di lievito per dolci

Mettere gli ingredienti secchi in una ciotola e quelli liquidi in un’altra, quindi unirli e mescolare quanto basta per ottenere un composto unico ed omogeneo. Riempire per 3/4 i pirrottini per muffin, quindi poi cuocere i dolcetti in forno preriscaldato a 180°C per circa 20 – 25 minuti. Servire con un’abbondante spolverata di zucchero a velo.

venerdì 10 gennaio 2014

Counseling a tavola | Dimmi quello che ti aspetti da me...


...ovvero riflessioni post vacanze natalizie: io che aspettative ho?

Ed eccoci ancora qui per un nuovo appuntamento con la rubrica "Counseling a tavola", dedicata agli articoli a cura della nostra counselor Chiara Marturano. A lei, dunque la parola.

Natale mi fa venire in mente moltissime cose: famiglia, regali, cambiamento, tradizione, neve, albero di Natale, le cena con gli amici, le tragicomiche della vigilia. Natale è, per me, anche legato a due concetti: attesa ed aspettativa. Qualche anno fa l’aspettativa era di ricevere un regalo speciale e particolare e di forma circolare (per tutta la vita?!). Mi ero fatta tutto un film: sarebbe arrivato? Come? Come sarei stata io? E lui? Quell’anno attese e aspettative non sono state deluse!


E nella vita di tutti giorni che attese ed aspettative abbiamo? Vi capita mai di presentarvi a qualcuno e di non capire il suo nome? Una volta ho fatto diventare Giulia Anguria, con tanto di riflessioni sulla crudeltà di certi genitori..per poi essere “tristemente” smentita. A volte, rimbambimento a parte, questo capita perché non stiamo ascoltando l’altro ma, magari, siamo concentrati sul non sbagliare il nostro nome. Siamo talmente concentrati su tutta una serie di pensieri su di noi da non essere presenti a ciò che sta succedendo con successive strategie per recuperare nome e qualche informazione in più della persona che abbiamo di fronte.

Non solo: se da una parte veniamo distratti dal pensiero “ti presento una parte di me, magari nuova e migliorata”, dall’altra la mente viene invasa da illazioni e congetture sulla persona davanti a noi. Quando questo capita in ambiti specifici dove la persona c’è già stata presentata con titoli, ruoli etc, abbiamo anche delle aspettative e sovrapponiamo alla persona reale una persona immaginata, costruita e a cui abbiamo già dato valore giudizi e su cui abbiamo creato film di vario tipo. L’altro, da parte sua, avrà fatto lo stesso su di noi.

Lo psicologo statunitense W. James scrisse “Quando due persone si incontrano ci sono in realtà sei persone presenti: c’è ogni uomo come egli si vede, ogni uomo come l’altro lo vede, e ogni uomo come egli è in realtà” Io aggiungerei anche ogni uomo come egli vorrebbe sembrare agli altri.

Anche questi numerosi ed ingombranti personaggi hanno una loro fisicità.

Quando veniamo al mondo c’è sempre una nonna, una zia, qualche anziano del villaggio che, data un’occhiata a questo nuovo esserino, decreta “ha gli occhi del nonno Antonio”, “è tutto la mamma” “la stessa espressione della zia Pina”. E durante la nostra crescita certe caratteristiche ce le portiamo dietro, diventano convinzioni, ci identificano e, a volte, ci perseguitano. Abbiamo, quindi, aspettative su noi stessi e gli altri che si traducono in immagini diverse. E quell’immagine è diversa dalla persona reale, ed è diversa dall’immagine che pensiamo che l’altro abbia di noi…Insomma, una folla!

Quando queste immagini sono molto diverse tra loro, sono Mafalda ma l’immagine che vorrei dare di me è quella di Miranda Kerr, le aspettative diventano troppo alte e finiscono per essere deluse. Poi c’è la fatica e la frustrazione nel dover rispondere a quelle aspettative anche a scapito della salute, della relazione con gli altri e, peggio ancora, della relazione con noi stessi.

Compito post vacanze natalizie: la prossima volta che passate di fronte ad una vetrina, guardate la vostra immagine riflessa e provate a visualizzare le altre immagini di voi che vi accompagnano. Ci sarà una versione migliorata, che desideriamo essere/avere (con naso alla francese compreso), ci sarà quella che in genere gli altri vedono o che si aspettano di vedere e poi ci sarete voi, solo quell’immagine riflessa.

Inizio io:

Immagino una donna famosa, erede di Carl Rogers (padre del counseling, n.d.r.) e nipote di Brigitte Bardot, pronta alla prossima intervista con Oprah.

Immagino un gigante buono, solare e coccolone.
Vedo una donna: mi piace come è vestita e come le cade il ciuffo sul viso. Sta andando a comprare il regalo per una persona speciale sperando di trovare quello giusto e con un pensiero felice di novità in testa. Mi guardo e sorrido.

E adesso tocca a voi!

giovedì 2 gennaio 2014

Storia di una Pancia veg, capitolo secondo

©ernestacaviola

Eccoci qui: nuovo anno, nuovo post per continuare con la nostra incostante e saltuaria rubrica "[ECO]pensieri ai fornelli: riflessioni sul pane quotidiano", anche questa volta dedicata all'avventura di Pancia!

Fuori il tempo è davvero infame, pioggia scrosciante e cielo plumbeo la fanno da padroni, perdipiù molti di noi oggi rientrano al lavoro... insomma, sembrerebbe un inizio dell'anno davvero un po' troppo grigio ;) Per fortuna c'è qualche avanzo del cenone che potrebbe tirarci su il morale, poi di certo qualche noce, qualche pezzettino di frutta candita, la porzione di tiramisù gelosamente trafugata dalla pirofila prima che scomparisse del tutto... altro che mettersi a stecchetto! Insomma, pare che, alla fine, sopravviveremo anche a questo nuovo inizio, perciò: BUON ANNO!!!

Noi, io&Pancia, oggi non torniamo al lavoro perché dal giorno della Vigilia è cominciato il nostro congedo di maternità obbligatorio, quindi ne approfittiamo per aggiornare il primo capitolo della nostra avventura e le numerose questioni che si sono sommate lungo la strada. Partiamo subito dalla mera burocrazia per proseguire poi verso cose più carine ;)


Il congedo di maternità obbligatorio
Il congedo di maternità è il periodo di astensione obbligatoria dal lavoro, riconosciuto alla lavoratrice durante il periodo di gravidanza e puerperio. Si richiede all'INPS tramite la compilazione della domanda on-line (MOD. MAT - COD. SR01),  oppure tramite l'appoggio ad un Patronato, e spetta alle lavoratrici dipendenti assicurate all'Inps, alle future mamme disoccupate o sospese, alle lavoratrici agricole così come a quelle domestiche e famigliari. Le altre categorie di lavoratrici, come le lavoratrici autonome o le dipendenti statali, possono accere al congedo tramite un altro tipo di domanda.
Si tratta di ottenere un periodo di sospensione obbligatoria dal lavoro secondo due possibilità:
- standard, ovvero i primi due mesi precedenti la data presunta del parto ed i successivi tre mesi dopo il parto;
- flessibile, ovvero a seconda delle esigenze fino ad un massimo di un mese precedente la data presunta del parto ed i successivi quattro mesi dopo il parto.
In entrambi i casi, oltre alla domanda, servono il certificato del ginocologo e la dichiarazione del datore di lavoro sull'obbligo di sorveglianza sanitaria.
Cosa spetta? Spetta un'indennità economica pari all'80% della retribuzione giornaliera, calcolata sulla base dell'ultimo periodo di paga scaduto immediatamente precedente l’inizio del congedo di maternità.


L'assegno per il nucleo famigliare
L'assegno famigliare è uno strumento a sostegno del reddito, riconosciuto ai lavoratori dipendenti i cui nuclei familiari siano composti da più persone ed i cui redditi siano al di sotto dei limiti stabiliti dalla legge di anno in anno. Si richiede all'INPS tramite la compilazione della domanda on-line (MOD. ANF/DIP - COD. SR16), oppure tramite l'appoggio ad un Patronato, e consiste in un assegno calcolato in relazione alla composizione del nucleo familiare ed ai redditi dichiarati, che viene liquidato al richiedente dal datore di lavoro.


Il corso preparto
E' importante dedicare del tempo per frequentare un corso di preparazione alla nascita. Il mio consiglio, in particolare, è quello di organizzarsi con un po' di anticipo provando a frequentare, prima, un corso di un consultorio a scelta e poi, a tempo debito, anche il corso della struttura dove avverrà il lieto evento. Io ho scelto di frequentare, verso il sesto/settimo mese, un corso preparto offerto dal consultorio vicino a casa: una struttura "libera", senza le linee guida ospedaliere da seguire filo per segno, ma con un approccio più empatico e pratico alla preparazione del parto. L'ostetrica ci ha seguite, affiancata da una psicomotricista, in un percorso che ci è servito a snocciolare dubbi e paure, attraverso esercizi fisici e psicologici, pratiche di rilassamento e di visualizzazione, fino alla condivisione di tutto quello che abbiamo affrontato con i futuri papà, perché la gravidanza non è solo delle mamme.
Aver scelto un corso preparto esterno alla struttura dove partoriremo è servito ad indagare l'evento nascita con una logica a tutto tondo, lontana dall'impostazione che uno od un altro ospedale debbono tenere, così da poter ottenere molteplici spunti in grado di aiutarci per decidere chiaramente cosa chiedere e cosa aspettarsi durante il fatidico momento dalle persone che ci affiancheranno.
Un esempio? Non avremmo mai chiesto informazioni in merito all'utilizzo - ahimè ancora in voga in qualche ospedale - del forcipe, né avremmo scassato le balle per l'uso di ossitocina sintetica, né avremmo scritto su un foglio, da consegnare all'ostetrica al momento del travaglio, le cose che - posto stia andando tutto bene - ci aspettiamo per il NOSTRO momento.
Se ci fossimo accontentati di ascoltare solo "la campana" dell'ospedale che abbiamo scelto, avremmo perso l'opportunità di essere più informati e preparati, nonostante - nel nostro caso - l'ostetrica che ha tenuto il corso del Gaslini (sì, partoriremo a pochi metri da casa eheh) sia stata davvero precisa, gentile, preparata e... contemporanea, se mi passate il termine. Soprattutto ci ha lasciate con un invito che non mi sarei mai aspettata di sentire all'interno d'un ospedale e che mi ha fatta ben felice: "Ponderate bene anche la possibilità di non far vaccinare i vostri figli". ("Eureka!" ho pensato io.)


I nostri diritti

E' importante comprendere a fondo che il parto è un'evento intimo e come tale deve essere affrontato e tutelato. Ho incontrato molte future mamme "incoscienti" di quello che sarebbe successo a loro ed al loro bambino durante la gravidanza e, poi, durante il grande giorno, in una sorta di stato per il quale vige la regola del "boh": "eh non so, tanto si fa così no?", oppure "ma io non l'ho chiesto" o ancora "boh, io non le so queste cose". Per me è una cosa incomprensibile non farmi domande riguardo a quello che "subiamo" e "subiremo" durante la nostra avventura: dalla decisione di vaccinarmi per la rosolia lottando per avere un vaccino monovalente, fino alla decisione di scrivere su un foglio le cose che ci aspettiamo per il grande giorno da lasciare, nero su bianco, al personale ospedaliero, passando per altre mille questioni. A questo proposito è stato fondamentale frequentare un corso pre-parto in un consultorio per capire che è nostro diritto avere l'aiuto GRATUITO di un'ostetrica dell'asl prima e dopo il parto; che è nostro diritto avere un appoggio GRATUITO per le pesate settimanali, l'allattamento e le visite del controllo della crescita presso un consultorio; che è nostro diritto frequentare gli incontri GRATUITI per la sicurezza, i massaggi e tutto il mondo del neonato presso un consultorio; che - posto tutto sia nella norma e senza complicazioni - è nostro diritto scegliere se optare o meno per una partoanalgesia e che, in caso per esempio di qualche ostetrica "obietrice" che faccia orecchie da mercante, è nostro diritto pretendere di ottenere ciò che vogliamo e pretenderlo subito, nonché anche di denucniare alla direzione sanitaria della struttura dove ci troviamo il comportamente inadempiente di un operatore; che è nostro diritto non acconsentire l'uso di ossitocina sintetica se non in caso di estrema necessità; che è nostro diritto non acconsentire l'utilizzo del forcipe, optando invece, sempre in caso di estrema necessità, per la ventosa ostertrica; che è nostro diritto per legge tenere il nostro frugoletto con noi per almeno due ore subito dopo il parto (sempre che si tratti di situazione normale e senza complicazioni); che è nostro diritto chiedere chiedere chiedere.



Il piano del parto

A proposito dei nostri diritti: nel nostro paese sono sempre più numerose le strutture che accettano e consigliano di stilare un "Piano del parto", ovvero di un documento dove esprimere le proprie posizioni e le proprie aspettative riguardo al grande giorno. Di seguito vi lascio le richieste che abbiamo scritto nel nostro "Piano del parto" per il nostro giorno, che consegneremo all'ingresso in ospedale. Magari possono tornare utili a qualcuno:
 
"Posto che tutto si stia svolgendo nella maniera più tranquilla e senza complicazioni, questo è quello che vorremmo per il nostro travaglio ed il nostro parto:

1. Vorremmo avere la possibilità di scegliere se affrontare, o meno, travaglio e parto entrambi in acqua; nel caso, invece, non ce la sentissimo di continuare, vorremmo usufruire della parto-analagesia;
 
2. Vorremmo avere, durante travaglio e parto, la massima libertà di scelta riguardo movimenti e posizioni più comode da assumere;
 
3. Vorremmo che monitoraggio cardiotocografico e visite vaginali fossero ridotti al minimo possibile per mantenere più alto il grado di intimità;
 
4. Vorremmo avere la possibilità di ascoltare musica durante il travaglio ed il parto;
 
5. Vorremmo che in sala fosse presente il minor numero possibile di personale sanitario, in modo da poter vivere in maniera più intima possibile il nostro momento;
 
6. Vorremmo che l’eventuale episiotomia fosse effettuata solo in caso di effettiva necessità;
 
7. Vorremmo che fosse garantito il contatto precoce “pelle a pelle” e che, poi, la nostra bimba possa indossare “la camicia della fortuna” non appena lavata e pronta per essere vestita;
 
8. Vorremmo che il papà possa decidere se tagliare, o meno, il cordone ombelicale, se questo non inficia con la donazione;
 
9. Se non strettamente necessario, vorremmo che fosse evitato l’utilizzo di ossitocina sintetica e che manovre, come quella di Kristeller, ad oggi poco consigliate dall’OMS, fossero previste solo ed esclusivamente in caso di rischio reale;
 
10. Non acconsentiamo all’utilizzo del forcipe, preferendo, in caso di reale necessità, l’utilizzo della ventosa ostetrica (bollettino ACOG del 2001 sull’operatività vaginale)."


La decisione più importante: dove e come partorire?
Sedersi con il proprio compagno di viaggio e pensare a cosa ci si aspetta per il momento del parto è davvero molto importante: quali sono le nostre aspettative, quali le paure, quali le convinzioni? Discutere insieme di questa scelta è il modo migliore per analizzare le proprie idee e, magari, anche cambiarle. In ospedale, in una struttura privata, in una casa del parto oppure a casa propria: sentirsi liberi di scegliere dove, e come, partorire è davvero importante, qualsiasi sarà poi la decisione finale. Il mio consiglio è quello di non farvi intimorire dalle mille opinioni che, imperterrite, piomberanno sulle vostre scelte, ma di restare sereni e fare tutto quello che è possibile fare per otterene ciò che vogliamo per il nostro momento, perché il parto sarà solo nostro, di nessun altro.

Ad esempio, per chi volesse partorire in casa, è importante sapere che la regione Emilia Romagna rimborsa fino all'80% della spesa, oppure che in Piemonte il parto a domicilio è uno dei servizi forniti gratuitamente dalle ostetriche della ASL di competenza. Nelle altre regioni, ahimè, siamo ancora alle calende greche, ma ci sono fior fiore di associazioni, ostetriche e ginecologi pronti a sostenere anche questa scelta. In particolare vi lascio un contatto davvero importante, quello dell'Associazione Nazionale Ostetriche Parto a Domicilio e Casa Maternità a cui potersi rivolgersi per avere informazioni ed aiuto :)

Per chi, invece, volesse partorire in un ospedale od in una struttura privata, è importante sapere che ogni struttura ha un protocollo interno differente e che anche l'approccio al travaglio ed al parto possono essere differenti, così come sono differenti le linee interne per il post-partum: possibilità di travaglio e parto in acqua? partoanalgesia normale o combinata (CSE)? parto naturale e fisiologico? libertà di scelta delle posizioni? possibilità di avere il minor numero di personale attorno? rooming-in oppure vecchia impostazione della mamma in camera ed il bimbo al nido? aggiunte di acqua glucosata e latte? predisposizione al vecchio e malaugurato utilizzo del forcipe nonostante oggi sia sconsigliato in favore delle ventose?
Il mio consiglio è quello di farsi un giro, per tempo, nei vari reparti di ostetricia che ci interessano, magari prendendo appuntamento con le ostetriche, in modo da poter conoscere le strutture e le loro abitudini: sarà più facile capire quale soluzione è quella adatta a noi!

Per chi, infine, volesse una mediazione tra la sicurezza medica di una struttura ospedaliera e l'intimità delle proprie mura, esiste la possibilità di optare per una Casa del parto o per una Casa maternità. In molte regioni, diversi ospedali hanno organizzato un "reparto" speciale dove i futuri genitori possono affrontare insieme travaglio e parto nell'intimità di un piccolo appartamento, ma con l'adeguata assistenza di personale qualificato, in un'ottica più naturale e meno medicalizzata. Anche in questo caso il mio consiglio è quello di farsi un giro, per tempo, nelle varie strutture per capire quale ci piace di più :)

Insomma, per ogni nostra esigenza possiamo vagliare numerose soluzioni: a noi la scelta!