mercoledì 25 luglio 2012

Insalata in busta? No grazie

Eccoci qui, nel bel mezzo del caldo estivo, pronti ad inaugurare la nostra - tanto nuova, quanto saltuaria - rubrica "[ECO]pensieri ai fornelli: riflessioni sul pane quotidiano".



A fare da rompighiaccio per questa nuova esaltante avventura, la famigerata "Insalata in busta", mio cruccio da sempre. Buona lettura!


Al supermercato orde di mamme impegnate nel districarsi tra telefonate, pargoli isterici, pacchi di pannolini, cotolette già pronte, minestroni confezionati, gelati industriali, chiavi della macchina e carta di credito che non funziona "riproviilcodicechedev'esseresbagliato". E nel carrello? Sacchetti d'insalata. Terremoto e tragedia.
 
Non so se capita anche a voi, ma - peccando certamente di presunzione - durante le mie commissioni giornaliere mi ritrovo spesso ad osservare gli altrui carrelli, restando, il più delle volte, inorridita dalla totale mancanza di buon senso negli acquisti. Ora, lo so che dovrei preoccuparmi della trave conficcata nel mio occhio sinistro, anziché cercare la pagliuzza in quelli altrui, tantè che  l'argomento "insalata in busta" proprio non riesco a bypassarlo: un turbinio di fastidio misto a slancio di caritatevole proselitismo mi attanaglia lo stomaco.

"Perché cotanta avversione?" vi starete, di certo, domandando tutti.
Facile, ed ora vi spiego perché "il futile e discutibile progresso di non dover tagliare e lavare l'insalata si paga in modo piuttosto caro".

IV gamma, odissea al supermarket
Non tutte le insalate in busta sono uguali. Esitono, infatti, due categorie di insalate imbustate: quelle non lavate (ovvero raccolte, mondate ed insacchettate) e quelle di
IV gamma (ovvero quelle "pronte all'uso" perché lavate all'origine, che necessitano di particolari iter produttivi e di conservazione). Bene, la prima cosa da dire è che spesso i consumatori (distratti) sono tratti in inganno da diciture piccole, nascoste e poco chiare.

Scarto e spreco
Aprendo una busta d'insalata preconfezionata troveremo foglioline di perfette fattezze, di perfette misure e di perfetto colore. Ebbene, se siete mai stati - anche solo di passaggio - in un orto, avrete di certo notato che l'insalata non cresce a stampo, come le barbie o le veline. Eppure quella in busta è perfetta: sì, perché nella lavorazione delle insalate in busta, circa il 50% del prodotto è scartato!

Insalata Vs Contaminazione microbica
Le regole esistenti sulla contaminazione microbica delle insalate pronte, nonostante la legge 77/2011, non sono proprio un fiore all'occhiello: manca ancora, infatti, un decreto di attuazione che definisca i limiti microbiologici in materia. Cosa significa? Significa che, per esempio, soltanto i germi patogeni sono frutto d'interesse in tema di contaminazione, ovvero quelli capaci di procurare disturbi alla salute: l'Escherichia coli, per intenderci. Tutto il resto, per ora, è noia.

Tanto lavoro per nulla
Secondo studi dell'Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione, il trattamento con il cloro e l’anidride solforosa, utilizzati in queste insalate perché in grado di aumentare la conservabilità del prodotto, riduce anche più del 50% il contenuto di antiossidanti, di vitamina C e di beta-carotene: tanto lavoro per nulla, insomma.

Non ci sono più le mezze stagioni
Le insalate in busta di IV gamma si trovano al supermercato tutto l’anno, sebbene la maggior parte di esse non crescano di certo in ogni mese. Questi prodotti, infatti, non seguono praticamente mai la stagionalità naturale delle insalate, che sono - invece - prodotte in serre riscaldate secondo sistemi studiati ad-hoc per questo tipo di produzione, con sementi e tecniche controllate e specifiche. Cosa significa? Significa che per coprirne il consumo, almeno sei mesi l’anno la coltivazione è di tipo intensivo: tutto fuorché un uso consapevole delle nostre risorse. Se poi ci aggiungiamo che le monocolture intensive favoriscono la concentrazione dei patogeni, perdiamo il giro e torniamo al punto 3. Manco stessimo giocando ad Insalatopoli.

Neve a primavera
Le insalate di IV gamma hanno un grande, immenso e terrificante nemico: l'errore nella catena del freddo. Ebbene sì, gli ortaggi di IV gamma sono, infatti, decisamente più deperibili degli equivalenti prodotti di prima gamma, richiedendo così un'attenzione molto particolare durante la commercializzazione: se nelle 36 ore successive al confezionamento, infatti, queste benedette insalate raggiungono i supermercati ad una temperatura costante di circa 3 gradi, una volta arrivate a destinazione possono restare a temperatura ambiente anche per un'ora, o più, prima di essere sistemate in bellavista negli scaffali refrigerati. E via di processi ossidativi e carica batterica in aumento.

Mi è rimasto il conto sullo stomaco
Ma per un consumo critico e consapevole non ci eravamo detti di provare a ridurre gli sprechi, gli imballaggi, le filiere produttive ed i trasporti? No? Vabbè anche se fosse, anche se proprio non ci importasse nulla del consumo critico, a comprar ortaggi di IV gamma rischiamo ci resti il conto sullo stomaco: scarto del 50% della materia prima, pagato; filiera controllata, pagato; manodopera, pagato; confezionamento, pagato; trasporto, pagato. E la nostra spesa chi ce la paga?

Troppa acqua ti da al cervello
Di acqua, si sa, ne abbiamo poca, continuiamo a sprecarla e comincia pure a costare sul serio. E così, come ovviare all'annoso problema di quest'insalata di IV gamma da lavare? Facile: ricicliamo, ovvero l'unico caso di riclico non gradito. Perché qui, per risparmiare, non ci si tira di certo indietro: si parte dall'irrigazione con acqua di fonti contaminate, per giungere, comodi comodi, ai lavaggi multipli sempre con la stessa acqua. Senza contare, poi, che a casa molte persone rilaveranno la pulitissima insalata in busta "chenonsisamai". Ricliclo di acqua sporca e doppio spreco di acqua pulita: una genialata dell'efficienza insomma.

E giusto per non farci mancare nulla, non posso chiudere tralasciando l'enorme bufala "salva-tempo" che questa tipologia di prodotti ci propina: non solo chi detta le regole del consumo - che dovremmo essere noi, ma spesso lo scordiamo - ci fa pagare un prodotto più del doppio, ma per farci sentire, e diventare, ancor più beoti ci da pure a credere che stiamo spendendo sì, ma risparmiamo un sacco tempo. "Quando il nostro tempo, in realtà, ce lo stanno rubando".

ps: in media ogni famiglia getta annualmente 193.417 tonnellate di cibo, il 10% sono prodotti in busta (come le insalate).

8 commenti:

  1. sto traslocando e dove vado...altro che orto sul balcone :)
    avrò un orto immensoooo!!!
    e comunque quella in busta l'ho presa solo in un breve periodo quando al super trovavo solo quella!
    un orrore ma è stato così per davvero !!!
    un salutino al volo che vado di nuovo a riempir scatoloni ^_^

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    1. Ciao tesoro! Spero che sia andato tutto bene con scatole e scatoloni, sai io sono votata al trasloco dalla nascita eheh!
      Devo dire il vero, ogni tanto è capitato che la comprassi, non avendo altra scelta, ma è stato per me davvero uno sforzo e non credo di essermi stata molto simpatica per la scelta, tantè può capitare :D
      Un bacio grande!

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  2. ho da imparare io, tanto.....l'insalata è una delle poche cose che prendo in busta. anzi forse l'unica. è tempo di eliminare anche quella, grazie.

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  3. Non ti nego che mi è capitato di acquistarla qualche busta in passato e devo dire che mi son sempre sentita in colpa proprio perchè sapevo che andavo ad acquistare un prodotto manipolato e che non ha nulla a che vedere con l'insalata del mio orto...però come detto è capitato anche a me d'esser dicorsissima e di prendere al volo il sacchetto :-) Capita anche a me di vedere carelli pieni di questi sacchetti e pensare le stesse cose che pensi tu...è dura cambiare il mondo :-) Bacio

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    1. Idem, credo che nella vita non ci si debba tagliare le dita se succede, il mio è un discorso proprio sul modus vivendi che stiamo acquisendo, ovviamente non sull'eccezione che può capitare :D
      Cambiare il mondo? Ussignùr spèta che già non riesco a cambiare me eheheh :*

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  4. Io la compro ma per una ragione logistica, se prendo un cespo di lattuga mi tocca di buttarla! Abito da sola e non riesco a far fuori l'insalata, nemmeno se prendo un unico pezzo, e poi mi va subito a male, dovrei mangiarla immediatamente e magari non ne ho voglia proprio il giorno che la compro. Insomma...tragedia!

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    1. Ti va subito a male? se vuoi un consiglio: prova a comprare cespi piccoli piccoli (la lattuga deperisce più velocemente, soprattutto ai bordi), magari di insalate più croccanti.
      L'importante è non lavarla immediatamente, ma metterla in un sacchetto di carta e lavarla al momento: dai che ce la puoi fare! ;D

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